Il popolo nascosto del nucleare italiano

Negli ultimi anni abbiamo avuto l’impressione che il tema di reintrodurre in Italia il nucleare come fonte di produzione energetica sia tornato a tenere banco nel dibattito pubblico, sui social media e sporadicamente anche sui notiziari in seguito a dichiarazioni di ministri e segretari di alcuni dei principali partiti politici. Un dibattito che fino a qualche anno fa sarebbe sembrato ai più definitivamente superato, quanto meno in Italia dove i risultati dei due referendum del 1987 e del 2011 mostrarono un’opinione pubblica fortemente orientata in direzione contraria, seppur i risultati di tali referendum necessitano di essere considerati nei contesti dei vicini incidenti di Chernobyl e Fukushima e del conseguente sentimento di paura irrazionale che travolse l’opinione pubblica.

Eppure l’energia nucleare è tornata ad essere al centro dell’attenzione non solo dei tecnici e dei divulgatori ma anche della politica, come dimostrano le recenti esternazioni di membri della maggioranza di governo come il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, l’appoggio esplicito del Presidente del Consiglio, i frequenti proclami del Ministro dei Trasporti e segretario della Lega Matteo Salvini ma anche di membri dell’opposizione come il segretario di Azione Carlo Calenda e il segretario di +Europa Riccardo Magi, nonché l’inserimento dell’energia nucleare nella Tassonomia Verde dell’UE da parte del Parlamento Europeo.

È all’interno di questo consenso emergente che il 24 ottobre è stata presentata alla Camera una proposta di legge di iniziativa popolare da parte di un comitato di cui fanno parte i segretari di Azione e di Radicali Italiani (partito presentatosi insieme a Stati Uniti d’Europa nelle ultime europee) nonché esponenti del mondo accademico e della divulgazione scientifica social come i progetti Avvocato dell’Atomo ed Nucleare e Ragione. Tale proposta si compone di un solo articolo diviso in due commi, nel primo dei quali il Parlamento delega il Governo ad effettuare entro sei mesi un riassetto normativo sull’autorizzazione, costruzione ed esercizio delle centrali nucleari e a prevedere misure di beneficio per le popolazioni locali interessate dalla costruzione di centrali; nel secondo comma si prevedono i 12 criteri che il Governo deve rispettare nel riassetto di cui al comma 1, tra cui in primis la valorizzazione del nucleare nel mix energetico nazionale perché idonea al raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni, la scelta della tecnologia più recente per la costruzione di tali centrali (corrispondente attualmente ai reattori di terza generazione); criteri per definire le aree di deposito delle scorie e l’impegno da parte del Governo nel promuovere una campagna di informazione pubblica sui vantaggi dell’energia nucleare.

Tale proposta di legge popolare ha incontrato un sostegno tempestivo, avendo raggiunto 40.000 firme in soli quattro giorni grazie alla mobilitazione online: appare evidente che, indipendentemente dal fatto che la proposta di legge venga effettivamente discussa alla Camera e addirittura approvata, esiste una schiera di sostenitori del ritorno del nucleare in Italia, molto attiva sui social dove seguono gli account di divulgazione scientifica e aderiscono alle campagne. Su questo “popolo del nucleare”, che rappresenta sicuramente un sottoinsieme dell’effettivo e anche del potenziale gruppo di sostenitori presente nel Paese e anche all’estero, sono disponibili dati sul sito del Ministero di Grazia e Giustizia sulle fasce d’età dei firmatari, sul genere e sulla regione di residenza.

Non essendo questa la sede per un’analisi esauriente, anche per evidenti limitazioni dei dati resi disponibili sui firmatari (l’assenza di dati incrociati tra le fasce d’età / genere e la residenza regionale; la residenza indicata solo come regione senza comune o almeno provincia) oltre che per l’impegno computazionale richiesto nel trovare e inserire adeguate variabili di controllo, ci si limiterà ad un’analisi qualitativa delle caratteristiche dei firmatari e si cercherà inoltre di capire se esiste effettivamente una correlazione tra l’adesione all’iniziativa, quindi in generale tra il supporto al nucleare e l’affiliazione alle aree politiche che si sono fatte più o meno promotrici del nucleare negli ultimi anni, in particolare il cosiddetto Terzo Polo (Azione, Italia Viva, Radicali e +Europa) e il centrodestra di governo.

 

Appare subito evidente che l’iniziativa ha visto la partecipazione principalmente di giovani uomini, nelle fasce d’età comprese tra 18 e meno di 40 anni: se non sorprende la preponderanza di giovani nell’adesione alla campagna (i firmatari fino a 32 anni costituiscono il 64% del totale, fino a 42 anni l’82%) che è stata promossa principalmente sui social, appare più singolare la schiacciante maggiore propensione dei giovani uomini a prendere parte all’iniziativa, da cui si intuisce che essi sono probabilmente gli utenti social che più seguono account di divulgazione scientifici sul tema o sono più attivi nel partecipare a iniziative simili oppure sembra esserci un altro bias sottostante, probabilmente di natura ideologica o di differenze di interesse personale tra i generi. La differenza di partecipazione tra uomini e donne è massima nella fascia 38-42 anni, 89%, si assesta tra 84-85% per le fasce d’età di maggiore partecipazione mentre ha il minimo del 72% nella fascia 58-62 anni.

Questa differenza sistematica nella partecipazione tra i generi risulta essere trasversale alle varie regioni senza significative differenze: dal massimo 87% nelle Marche al minimo 82% in Sardegna. Per fare delle considerazioni utili serve sicuramente rapportare i dati dei firmatari alle popolazioni regionali disponibili dall’Osservatorio Demos:

 

Appare evidente la maggiore mobilitazione relativa avvenuta nelle maggiori regioni settentrionali, in primis Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Piemonte seguite dalle altre regioni settentrionali e centrali e infine dalle regioni meridionali e le isole che presentano partecipazioni più basse. Per avere ulteriore contezza della partecipazione delle varie regioni all’iniziativa, si confronta il peso % dei firmatari di ogni regione rispetto ai firmatari totali con il peso % della popolazione regionale rispetto a quella nazionale e diamo una più chiara illustrazione di quanto ipotizzato nel punto precedente:

 

 

Possiamo quindi affermare che tra i firmatari della proposta di legge popolare spiccano studenti e giovani lavoratori uomini residenti principalmente nelle grandi regioni del Nord, con un minore ma talvolta significativo contributo delle coetanee giovani donne.

Come si manifesta però questa minore partecipazione delle donne tra le diverse regioni? Esse tendono a partecipare di più nelle regioni dove è più elevata la partecipazione dei loro coetanei oppure ci sono casi in cui il loro peso relativo è risultato maggiore? Per rispondere a questi dubbi mettiamo a confronto la percentuale di firmatarie per regione con il numero di firmatari ogni 10000 abitanti:

 

 

E con la mobilitazione relativa nella regione rispetto alla media nazionale:

 

 

Da entrambi i grafici a dispersione possiamo ben vedere che la partecipazione femminile segue per quasi tutte le regioni le stesse dinamiche sottostanti la partecipazione maschile (non si discosta eccessivamente dalla linea del trend) senza risultare da questo un particolare attivismo femminile, salvo i casi speciali della Sardegna (che presenta anche la partecipazione femminile assoluta più elevata), della Basilicata e del Piemonte che presentano una partecipazione femminile relativamente più elevata rispetto ai relativi cluster geografici (Sud e Nord) ed il Molise e le Marche che invece al contrario presentano una partecipazione femminile relativamente più bassa: per cui possiamo concordare che nelle diverse regioni le firmatarie hanno la stessa età dei loro coetanei, sono molte di meno rendendo tale iniziativa principalmente maschile, si sono mobilitate in misura minore o maggiore allo stesso modo dei coetanei uomini in base a motivazioni comuni tranne che in Sardegna, Basilicata e Piemonte dove sono state più numerose e attive rispetto alle coetanee di altre regioni.

 

Progetto di legge sul nucleare e preferenze politiche dei firmatari

Cerchiamo adesso di ipotizzare quali possono essere alcune di quelle motivazioni sottostanti e comuni a ragazzi e ragazze che hanno sottoscritto la proposta di legge popolare: convinzioni politiche comuni favorevoli al nucleare, anche se più diffuse tra gli uomini? O piuttosto conseguenza della partecipazione di giovani uomini e donne ad alcune reti formali e informali locali, più presenti in alcune regioni piuttosto che in altre che hanno contribuito a trasmettere l’iniziativa attraverso i vari nodi della rete (il cosiddetto peer effect), come ad esempio frequentare alcune università particolari più esposte al dibattito sul nucleare per la presenza di professori esperti sul tema, di associazioni universitarie particolari o di employers attivi nel settore nucleare (esportatori di componentistica per reattori e impianti nucleari)? Ci si occupa qui di abbozzare una risposta alla prima domanda.

Siccome la proposta di legge è stata lanciata ad ottobre 2024, per non complicare troppo l’analisi e ben conscio della volatilità elettorale che caratterizza da anni la politica italiana, si prendono come riferimento i risultati elettorali delle elezioni europee del 9 giugno 2024 disponibili sulla piattaforma del Ministero dell’Interno e l’analisi post-voto di IPSOS.

Occorre precisare che non sono disponibili ovviamente dati esatti sulla distribuzione del voto per fasce d’età nelle varie circoscrizioni elettorali per cui l’analisi di IPSOS riproduce un profilo statisticamente significativo elargendo interviste a un campione abbastanza vario e numeroso appena dopo le elezioni.

Siccome confrontare direttamente i risultati elettorali per circoscrizione con i dati dei firmatari espone a un rischio di giungere a conclusioni sbagliate per il bias da variabile omessa, perché tali risultati includono anche e soprattutto i voti espressi dalle fasce di popolazione che meno hanno partecipato all’iniziativa legislativa sul nucleare (età maggiore di 43 anni) e siccome l’astensione dal voto dei giovani è molto marcata e non si possono stimare delle percentuali verosimili dei voti dei giovani, si escludono dal confronto quei partiti per i quali è ragionevole affermare che gli elettori che stiamo analizzando (corrispondenti alle GenZ e Millennials) abbiano avuto un ruolo relativamente minore rispetto agli elettori più anziani, così da ridurre per quanto possibile il bias. Per cui analizziamo solamente la relazione tra i firmatari nelle varie regioni e i risultati regionali dei seguenti partiti: Terzo Polo (Azione, Stati Uniti d’Europa) che fortunatamente sono anche i promotori diretti della proposta di legge popolare sul nucleare e quindi il loro risultato è di grande interesse, Alleanza Verdi-Sinistra e Movimento 5 Stelle.

 

 

Si ribadisce che senza fare analisi inferenziali più dettagliate, i grafici presentano alcuni bias che impediscono di giungere a conclusioni affrettate: ma nonostante questo si possono fare comunque delle osservazioni ponderate. Il sostegno alla legge sul nucleare da parte del gruppo di firmatari sembra essere correlato negativamente con il sostegno alle forze politiche che successivamente alle elezioni europee del giugno 2024 si sono fatti promotori dell’iniziativa, ovvero il cosiddetto Terzo Polo (Azione e Stati Uniti d’Europa) principalmente perché nelle regioni dove i firmatari si sono mobilitati di più non ci sono stati risultati particolarmente brillanti del Terzo Polo durante le europee e i risultati migliori si hanno avuti in regioni con minore partecipazione (Molise, Basilicata) discostandosi anche significativamente dai valori attesi (dalla linea di trend).

Allo stesso modo confrontando i risultati regionali di AVS con la mobilitazione si nota sicuramente un trend positivo ma con poco adattamento: il sostegno ad AVS si è mostrato molto variabile a livello nazionale e in particolare nelle regioni con mobilitazione moderata mentre è meno variabile e concentrato su valori moderati (tra il 5 e l’8%) per le regioni settentrionali con maggiore mobilitazione, lasciando intendere che probabilmente non c’è un grande legame tra il sostegno ad AVS e l’adesione all’iniziativa.

Sembra emergere invece un risultato un po’ più chiaro nel confronto tra il risultato alle europee del Movimento 5 Stelle e la mobilitazione per la proposta di legge sul nucleare: la variabilità del voto al M5S è minore per i vari cluster geografici e sembra essere più vicina alla linea del trend, con meno valori outlier (Sardegna, Molise, Trentino-Alto Adige) per cui possiamo affermare che le regioni dove il sostegno al M5S è stato relativamente minore c’è stata una maggiore partecipazione al progetto di legge sulla reintroduzione dell’energia nucleare e vale anche viceversa.

A questo punto sembra più logico affermare che all’origine della maggiore o minore adesione di giovani studenti e lavoratori alla proposta di legge non ci sia tanto una particolare affiliazione politica quanto piuttosto la partecipazione ad alcune reti nei quali si è diffuso il sostegno all’energia nucleare e poi l’adesione all’iniziativa: tali reti possono essere riconducibili direttamente alla sfera digitale social (un giovane entra a conoscenza del dibattito sul nucleare tramite Instagram o Facebook e segue degli account di divulgazione che lo coinvolgono nella firma della proposta di legge online) o alla sfera universitaria o a un effetto congiunto di entrambe. Per essere in grado in futuro di affermare qualcosa di più preciso e significativo sul popolo del nucleare italiano è sicuramente necessario riprendere il lavoro eseguendo delle analisi approfondite aggiungendo variabili di controllo di natura socioeconomica con base regionale e magari anche più granulare (livelli di occupazione e di reddito, iscritti a facoltà STEM e occupati in settori affini …) e cercare di ricostruire con più precisione la distribuzione del voto politico tra i giovani, tenendo conto del livello di astensionismo.

Conclusione

Alla luce di quanto osservato possiamo concludere che i firmatari della proposta di legge sono principalmente giovani uomini di età compresa tra 18 e 42 anni, residenti nelle grandi regioni del Nord Italia; la partecipazione femminile è più bassa senza grandi differenze tra le varie regioni e consiste di firmatarie con stessa età dei firmatari uomini che non mostrano una maggiore o minore propensione a partecipare all’iniziativa rispetto ai loro coetanei uomini, salvo pochi casi. La distribuzione regionale dei firmatari non sembra trovare una particolare correlazione con il voto espresso per i partiti politici promotori della proposta di legge (Azione e Stati Uniti d’Europa) e nemmeno con il voto per AVS mentre sembra più evidente che ci sia un legame inverso tra l’adesione al progetto di legge e il voto espresso per il M5S alle ultime europee del giugno 2024: per cui se esiste una motivazione ideologica dietro alla partecipazione all’iniziativa, essa si manifesta più indirettamente attraverso il minore sostegno al M5S piuttosto che come un diretto sostegno verso i partiti promotori dell’iniziativa (Azione e Stati Uniti d’Europa) o ad AVS mentre non è possibile in questo articolo fare un confronto con il voto verso il centrodestra e il centrosinistra perché in essi il peso dei giovani risulta essere più modesto e il bias rischia di essere ancora più grave. All’origine della partecipazione all’iniziativa ipotizziamo dunque la conseguenza di fare parte di gruppi di altri giovani (peer effect), che siano nella sfera dei social, dell’università o del lavoro nonché condizioni economiche e sociali non osservate.